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Guida · Crisi d'impresa

Crisi d'impresa:
riconoscerla e affrontarla

Cosa prevede il Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, quali obblighi ha l'imprenditore e quali strade restano aperte.

Di Avv. Fabrizio Franco · aggiornato al 23 ottobre 2026 · lettura 8 minuti

L'obbligo di adeguati assetti

Dopo la riforma introdotta con il Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza (D.Lgs. 14/2019), l'articolo 2086 del codice civile impone all'imprenditore che opera in forma societaria o collettiva di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa, anche per rilevare tempestivamente la crisi e attivarsi senza indugio.

In pratica significa disporre di strumenti minimi di controllo: un budget di tesoreria, il monitoraggio di scaduti verso fornitori, banche ed Erario, la verifica periodica della sostenibilità dei debiti nei successivi dodici mesi.

I segnali d'allarme

Il Codice indica alcuni segnali che devono indurre l'imprenditore ad attivarsi, tra cui:

  • debiti per retribuzioni scaduti da almeno trenta giorni pari a oltre la metà del monte salari mensile;
  • debiti verso fornitori scaduti da almeno novanta giorni di importo superiore a quelli non scaduti;
  • esposizioni verso banche e intermediari scadute da più di sessanta giorni o oltre il limite degli affidamenti, se rilevanti;
  • esposizioni verso i creditori pubblici qualificati (Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL, Agenzia Entrate-Riscossione) oltre le soglie che fanno scattare le loro segnalazioni.

Una segnalazione dell'INPS o dell'Agenzia delle Entrate non è una formalità: è un avviso previsto dalla legge proprio perché l'imprenditore valuti gli strumenti di regolazione della crisi.

La composizione negoziata della crisi

È un percorso volontario e riservato, attivabile tramite la piattaforma telematica delle Camere di Commercio, quando la crisi è reversibile. Un esperto indipendente agevola le trattative con banche, fornitori e altri creditori, mentre l'imprenditore conserva la gestione dell'impresa. Su richiesta, il tribunale può confermare misure protettive che impediscono ai creditori di avviare o proseguire azioni esecutive durante le trattative.

Accordi di ristrutturazione e piani

Gli accordi di ristrutturazione dei debiti si concludono con i creditori che rappresentano almeno il 60% dei crediti e vengono omologati dal tribunale; esistono varianti agevolate e ad efficacia estesa. Il piano di ristrutturazione soggetto a omologazione consente maggiore flessibilità nella distribuzione del valore tra i creditori. Sono strumenti adatti quando i rapporti con i creditori principali permettono un'intesa.

Il concordato preventivo

Il concordato può essere in continuità, quando l'impresa prosegue l'attività e i creditori vengono soddisfatti con i flussi futuri, o liquidatorio. Prevede un piano attestato, la nomina di un commissario giudiziale, il voto dei creditori e l'omologazione. Con la domanda si possono ottenere protezioni dalle azioni dei creditori.

La posizione degli amministratori

Gli amministratori che non istituiscono assetti adeguati o che, di fronte ai segnali della crisi, proseguono l'attività aggravando il dissesto possono essere chiamati a risponderne verso la società e i creditori. Attivarsi per tempo, documentare le scelte e farsi assistere nella valutazione degli strumenti disponibili è la migliore tutela, anche personale.

Questa guida ha finalità informative e non sostituisce un parere legale sul caso concreto. Per una valutazione della tua situazione puoi scriverci.

Domande frequenti

In breve

Con la composizione negoziata perdo la gestione dell'impresa?

No. L'imprenditore resta alla guida dell'azienda; l'esperto facilita le trattative con i creditori. Il percorso è riservato.

Quando è troppo tardi per la composizione negoziata?

Lo strumento presuppone che il risanamento sia ragionevolmente perseguibile. Se l'insolvenza è irreversibile occorre valutare altri strumenti, come il concordato.

L'amministratore rischia personalmente?

Può rispondere se non ha istituito assetti adeguati o se ha aggravato il dissesto proseguendo l'attività senza attivarsi. Agire tempestivamente riduce questo rischio.

Serve anche il commercialista?

Sì: gli strumenti di regolazione della crisi richiedono un lavoro congiunto tra avvocato e commercialista o advisor finanziario. Lo studio coordina entrambe le competenze.

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